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Il Paese delle Meraviglie è il luogo dell’assurdo, del non-sense, del paradosso: tutto appare slegato dalla realtà e dalle sue leggi. La chiave di lettura va allora ricercata non in quello che viene detto, ma nel modo in cui ciò accade. Il sogno utilizza un vocabolario fortemente simbolico che, grazie ad un gioco di rimandi e di libere associazioni, mette in scena la “rappresentazione teatrale” onirica: il contenuto manifesto, cioè l’insieme di atti, parole, gesti che in sé appaiono assolutamente privi di logica. Questa modalità di rappresentazione è dovuta alla censura onirica: l’Io, il filtro della coscienza, trasforma i contenuti provenienti dall’inconscio, che potrebbero risultare perturbanti per l’individuo, in una forma enigmatica e difficilmente riconoscibile.